Tra le tante stupidaggini che scrivo volevo ora aprire una piccola parentesi su una cosa seria.
Sono stata "taggata" da una mia amica di Facebook su di un video che parla del corpo della donna..lei ha commentato: "è adatto a te".
Ne sono rimasta affacinata e sconvolta allo stesso tempo, così ho deciso di pubblicare sia il video stesso sia il veritiero discorso di Lorella Zanardo...a me ha fatto molto riflettere.
Alle elementari per suddividere un riassunto da un altro la maestra mi diceva di disegnare le grechine: elementi decorativi, cornice del mio lavoro. La tv pullula di cornici donne alcune che ripropongono il light motivo erotico, altre che sono semplicemente di grazioso decoro, volti giovani e freschi che fungono da “separetto” “sopramobile” “grechine”.
Ci ricorda Loredana liperini, autrice del testo “ancora dalla parte delle bambine” come a monte del regiseno in vista e delle labbra gonfie che anche la più intelligente delle ospiti di un dibattito si sente a differenza di quelli maschi obbligate ad esibire, c’è il malinteso concetto per cui un essere umano raggiunta la presunta liberazione dagli stereotipi possa usare i medesimi per divertirsi.
Ma a giocare con i simboli e con gli stereotipi presuppone una consapevolezza così potente, così granitica del gioco medesimo che è molto difficile non restarne scottati. Ci si può far infilare sotto un tavolo di plexiglass, si può assumere la funzione di gambe del tavolo, passare molto tempo lì sotto accucciata mantenendo la leggerezza di un gioco? Senza che da qualche parte recondita del nostro corpo non si procuri una ferita? E cosa sentiamo noi di qua dello schermo? Lì alla tv c’è una donna che un uomo sta mettendo al posto delle gambe di un tavolo. All’epoca qualcuno provò a protestare, ma gli autori ed il presentatore Mammucari si indignarono poiché “la ragazza è una scultura vivente e in gabbia ha pure i buchi per respirare”.
Un numero infinito di donne umiliate. Molte delle donne adulte della tv italiana sono potenti come uomini e di conseguenza sembrano sentirsi in obbligo di adottarne lo stile brusco esattamente come farebbe un prevaricatore anche se con modalità diverse.
Per anni ho creduto che la tv non mi riguardasse, non riguardasse i milioni di donne che lavorano, si impegnano, che hanno uno scopo nella vita. Ma queste immagini balzano dalla tv ed entrano nelle nostre case, alimentano le fantasie, occupano gli occhi dei nostri figli, invadono il mondo. È in gioco la sopravvivenza della nostra identità.
Perché non reagiamo? Perché non ci presentiamo nella nostra verità? Perché accettiamo questa umiliazione continua? Perché non ci occupiamo dei nostri diritti? Di che cosa abbiamo paura?
